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b2ap3_thumbnail_Intangibile.jpgIl CSV di Bologna ha organizzato il 6 aprile scorso un incontro dal titolo “L’intangibile nella progettazione sociale”. Questo incontro seguiva la pubblicazione di un numero di Vdossier dedicato allo stato attuale della progettazione sociale. L’incontro è stato interessante per vari motivi, ma quello che mi ha colpito maggiormente è che si è provato a parlare di tutto quello che fa parte della progettazione sociale, ma non è così codificato e definito.

È stata l’occasione per incontrare persone che provano anche a fare le cose diversamente, come Dino Cocchianella del Comune di Bologna…questa è stata un po’ la sensazione, essere tra persone che provano a realizzare progetti in modo un po’ nuovo. Ma nuovo come? Diversamente perché? Intanto va apprezzato che si è provato a parlare di progettazione sociale…

Inviato da il in Vita associativa

Care socie e soci, a mo' di patchwork ecco a voi, per giusta e legittima gratificazione associativa, alcune reazioni a caldo dei partecipanti al nostro Corso Base VII Edizione, peraltro anch'essi felicemente soci. In testa una sorpresa: una breve videointervista improvvisata l'ultimo giorno, e fulmineamente montata coi potenti mezzi, e il network personale, di Karin Barbarossa e Marta Camporeale.

Con le parole di Valentina:

Sono sempre più convinta di aver fatto un esperienza costruttiva ed edificante,  non vi nascondo che  sono andata già alla ricerca di qualche bando di mio interesse. Spero solo nel contesto dove mi trovo di poter utilizzare tutte le cose apprese e di fare in modo che il progettista non sia solo strumento ma vero e proprio lavoro pieno di interessi e conoscenze.

Con le parole di Laura:

Un'esperienza formativa intensa sul piano dei contenuti e delle relazioni di colleganza. Adatto a neofiti di progettazione sociale e a chi già progetta, fornisce utilissimi strumenti teorico-pratici immediatamente spendibili e trasmessi da chi questo mestiere lo pratica.

Con le parole di Simona:

Corso di formazione per progettisti sociali APIS: Non so se ve lo consiglio....è un posto strano, in cui i docenti la sera vanno a consegnare la verdura per la loro cooperativa, in cui durante il corso di formazione, ti trattengono in aula un ora in più perché non hanno finito di "regalarti" il loro sapere!un corso durante il quale chi spiega, ti racconta i suoi metodi professionali, acquisiti grazie anche agli errori del suo prezioso passato! Insomma, stateci alla larga, perché sono troppo bravi per essere consigliati!!!!!

Con le parole di Karin:

Apis è prima di tutto un network di persone che condividono saperi in maniera etica e responsabile riguardo i temi della progettazione. Mi porto a casa una bella "cassetta degli attrezzi" grazie al corso appena terminato ma soprattutto la tessera soci!

Con le parole di Mariateresa:

Un corso che supera qualsiasi tipo di aspettativa: formazione di altissimo livello, docenti esperti e disponibili, cura per i dettagli ed una rete di professionisti. Le nozioni teoriche sono affiancate all'esercitazioni pratiche, consentendo così ai partecipanti di sviluppare competenze.

Con le parole di Diego:

Sono rimasto entusiasta dalla preparazione e dalla passione dei docenti. Molto stimolante lo scambio di opinioni con le diverse figure professionali presenti tra i partecipanti! Felice di aver scelto questo corso e di essere entrato a far parte dei soci!

Con le parole di Stefania:

Ottima la preparazione e la disponibilità dei docenti, ampie le opportunità di mettere in pratica la teoria appresa.

Con le parole di Manuela:

Per me Apis non è stata una scoperta ma una conferma. Ho potuto toccare con mano la forza di un comunitá professionale competente e consapevole che ci mette la faccia, che ci crede e che si mette in discussione. Riuscire a trasmettere e a far vivere tutto ciò a 30 persone provenienti da tutta l'Italia che hanno voglia di mettersi in rete credo abbia un potenziale enorme che aspetta solo di essere messo in campo.

b2ap3_thumbnail_vlcsnap-2017-03-04-08h59m13s013.pngMilano lunedì 20 febbraio ore 4:00. Sveglia. Dopo aver realizzato che non è mia figlia piccola ad avermi strappato al sonno, mi ricordo che devo partire. Progettazione sociale.

5:35. Sono sul treno quasi deserto e fantastico… avrò fatto bene? Ne varrà la pena? Cosa imparerò? Chissà quali casini mi aspetteranno dopo una settimana lontano da lavoro? Progettazione sociale.

300km all’ora e io guardo un film; Roma non è poi così lontana. Ma si, in fondo la sera dopo aver telefonato alla famiglia avrò persino il tempo di lavoricchiare. Oppure, quasi quasi, questa sarà l’occasione per staccare, per riposarsi un po’… Progettazione sociale.

9:20 Roma Scout Center, entro in aula con un ritardo calcolato… in fondo vengo diretto da Milano. Hanno appena iniziato, per fortuna non mi sono perso molto. Nella stanza 30 persone: Educatori, Psicologi, Assistenti Sociali, Economisti, Avvocati, Ingegneri, Giornalisti provenienti da tutta Italia tranne che dalla Lombardia, questa non me l’aspettavo. Progettazione Sociale.

Ore 18:30 fine di una prima giornata di formazione intensa. Le 4 ore di sonno si fanno sentire ma ora incomincia la parte che ho sempre apprezzato delle formazioni residenziali: il lento, progressivo ed inesorabile scambio di esperienze che avvicina perfetti sconosciuti e li rende per pochi giorni un gruppo dotato di una forza e una coesione fuori dal comune. Progettazione sociale, ma un po’ anche gita scolastica.

I giorni successivi sono un susseguirsi di scoperte, dubbi, illuminazioni, fatiche, conferme, sorprese. 9 ore di aula al giorno. E poi, discussioni interminabili, confronti accesi, consigli gratuiti, scambiando sorrisi, preoccupazioni, aspirazioni, entusiasmo, voglia di cambiare e paura di quello che sarà. Ma siamo Italiani e percui anche km a piedi per Roma illuminata, cene sempre più familiari e perché no, del buon vino. Dormo meno che a casa mia. Progettazione sociale.

Venerdì 24 febbraio ore 22:32 luogo non meglio definito a nord di Bologna. Torno verso casa e lunedì sarò di nuovo al lavoro. Mi chiederanno “come è andata?” e forse qualcuno anche “e adesso che si fa?”. Già, è questa la domanda? Adesso che si fa? Siediti che ne parliamo… Progettazione sociale.

Fabio Rech

Inviato da il in Politica & Società

Care socie e cari soci,

una nostra socia in formazione, che per ora proteggiamo con l’anonimato, ci ha messo a parte di fatti che troviamo semplicemente vergognosi, tanto più perché legati a quella pasticciata soluzione che porta il nome di “Garanzia Giovani” – e che, sia detto incidentalmente, altro non fa che compiere il destino del servizio civile, ridotto ad ammortizzatore sociale – il cui scopo istituzionale sarebbe di tutelare e offrire garanzia ai giovani più fragili e svantaggiati del Paese, i cosiddetti “Neet” su cui molto si è detto, scritto e programmato, più spesso a sproposito che a proposito.

Leggete, per favore, con diligenza e attenzione cosa è accaduto in occasione di un colloquio di “orientamento”, a cui è stata convocata la nostra socia in formazione. Questo è ciò che la rete “pubblica” saprebbe offrire a chi già è in condizione di svantaggio sociale. Non serve scomodare la cara memoria di don Milani per osservare che, per ogni giovane che sa parlare, scrivere, argomentare, ve ne sono centinaia più fragili completamente abbandonati alla mercé di questi quattro farabutti di alto e basso grado, che agiscono al riparo della funzione pubblica disonorandola ogni giorno.

E scusate il tono, che però sentiamo dovuto “…E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile” (Bertold Brecht, L'eccezione e la regola, 1930).

Care e cari soci,

inizia un nuovo anno sociale, pieno di novità, progetti, iniziative. Un anno che si preannuncia ricco di sfide e traguardi da raggiungere. Un anno, forse, difficile da affrontare per molti di noi, per le incognite professionali che presenta. Un anno, dunque, che vale ancora più la pena vivere e affrontare insieme, all’insegna della condivisione, dello scambio, della crescita professionale, della formazione.

Nei prossimi giorni sarete individualmente tutti raggiunti da una mail personale, in cui vi proporremo il rinnovo della vostra adesione ad APIS per il 2015. Ci aspettiamo una risposta calda, e ampia, che porti tutta la nostra comunità di pratiche, piccola ma agguerrita, a crescere fino a raggiungere quella rappresentatività della professione del progettista sociale per cui siamo nati.

 

Inviato da il in Attualità

«…Noi viviamo nelle città, nel lavoro, nelle famiglie. Ma il luogo in cui viviamo, in verità non è un luogo. Il luogo in cui viviamo veramente non è quello in cui passiamo le nostre giornate, bensì quello in cui speriamo, senza conoscere ciò che speriamo, quello per cui cantiamo, senza capire cos'è che ci fa cantare…» (Cristian Bobin, Francesco e l’Infinitamente Piccolo)

Care e cari soci, in questi giorni non troppo allegri per chi come noi ha dedicato la propria energia e la propria intelligenza al sociale e al welfare, l’augurio che sentiamo di farci è di tornare a sperimentare ciò che sin dall’inizio ha animato il nostro lavoro: un prepotente desiderio di mondi diversi, di mondi possibili migliori di quello che già conosciamo e frequentiamo.

Inviato da il in Attualità

Care socie e cari soci,

immagino che, come me, anche voi stiate seguendo in un’alternanza di sconcerto, disgusto, sconforto e preoccupazione i fatti di cronaca giudiziaria sugli ampi fenomeni di mafia e corruzione che hanno riguardato la gestione degli appalti pubblici a Roma, purtroppo proprio in quel comparto di servizi pubblici e welfare in cui operano le cooperative di tipo “A” e di tipo “B”. È il nostro settore, il nostro mondo, questa volta non si può proprio fare finta di nulla: lo scandalo ha toccato anche noi. Intendiamoci, prima o poi doveva capitare in un mercato come il nostro che ancora per il 90% campa di commesse pubbliche, e in fondo ciascuno di noi coltivava il sospetto del marcio che sta emergendo. Il tanfo, diciamolo, si sentiva da parecchio. Solo personalmente non mi aspettavo che il sistema di corruzione fosse così ampio, ramificato e trasversale. Soprattutto, ed è quel che più mi addolora, non mi aspettavo che un mercato da fame come quello dei trasferimenti per pubblici servizi e welfare, dove non ce n’è abbastanza per fare le cose legalmente, potesse attrarre appetiti criminali e sostenere sistemi di spartizione illecita di questa portata.

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