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Metodologie & Strumenti

b2ap3_thumbnail_Jamil.JPG* Trascrizione rivista dell’intervento di Jamil Amirian in occasione del Convegno del 17 maggio 2019 presso l’Università Roma Tre, Facoltà di Economia e Commercio

Avere ottenuto una norma, anzi avere ottenuto questa norma non è un risultato scontato, ma, è l’esito di un complesso percorso di confronto, ripensamento, e soprattutto decisioni non ovvie. In questo mio intervento mi propongo di mettere in evidenza quelli che sono, dal mio punto di vista, i più significativi elementi di un’operazione il cui impatto possiamo solo iniziare a immaginare.

Non è scontato avere ottenuto una norma, tramite un progetto durato 6 anni che in molti momenti ci ha visti seriamente dubbiosi circa l’esito, perché non era scontata la necessità di questa norma, anzi. Non è scontato, infatti, che la progettazione sociale venga considerata come funzione distinta; per chi come noi svolge questa attività da decenni sembra quasi superfluo, ma credo si tratti di un passaggio pubblico realmente rilevante che occorre approfondire. Il progettista sociale non è unicamente un sociologo che svolge una delle forme applicative della propria disciplina, così come non è un assistente sociale che espleta un ambito della professione.

b2ap3_thumbnail_babele.jpgApprofitto di questo spazio per condividere questo mio dilemma: la retorica progettuale lascerà mai uno spazio, anche un angolino, al Quadro Logico? Riporto questo dubbio, che personalmente trovo molto stimolante, e che mi sta accompagnando dalla conclusione del VI Corso per Dirigenti e Progettisti sociali. Combatto, con poche armi e poche speranze, una personale lotta continua contro formulari assurdi e commissioni spesso poco competenti.... 

Condivido allora con altri progettisti questa mia difficoltà: far emergere la logica progettuale, in mezzo a paletti, vincoli, regole, copia e incolla a volte ridicoli, lessici non condivisi, numeri di pagina, numeri di righe, numeri di parole, spazi inclusi-spazi esclusi... Inizio oggi la redazione per un progetto al quale tengo particolarmente: con sfacciataggine e coraggio il Quadro Logico quantomeno questa volta lo cito, all'inizio del progetto. Personalmente penso di correre un rischio con la commissione che valuterà: se la indispettisco alla tredicesima riga, ho chiuso. Ho appena elaborato un artificio che spero permetta di far vedere che una logica progettuale c'è, esiste, pur nel rispetto di quella retorica progettuale, che temo prima o poi porterà tutti a dire le stesse cose, nello stesso modo, con gli stessi schemi, appiattendo del tutto la progettazione, facendo prevalere la forma sui contenuti. Per non parlare poi delle grafiche accattivanti, delle impaginazioni da grafico professionista, delle citazioni ad effetto, delle stampe a tremila colori, dell'impatto emotivo, che ho paura a volte premino più dei contenuti. Butto là queste due riflessioni,in attesa di un workshop sulla pratica testuale, che qualcuno mi ha promesso.
Nel frattempo io continuo a coltivare il mio dubbio. Chiudo -o meglio, lascio aperto!- con una citazione (omaggio al Presidente di Apis): 

La verità non vuol altro dio all'infuori di sé. La fede nella verità comincia con il dubbio in tutte le «verità» credute sino a quel momento. (Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano)

Mariella Possanza

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Per un po’ di anni la necessità di acquisire strumentazioni per regolamentare le decisioni che mettono in rapporto le politiche e i servizi che le attuano, ha portato al diffondersi delle tecniche e logiche di progettazione sociale e a cercare di dotarsi, da parte degli operatori, delle competenze opportune.
Se cerchiamo di analizzare le risorse formative e le pubblicazioni su cui un progettista sociale ha potuto contare, possiamo identificare da un lato quelle che miravano a sistematizzare la logica di elaborazione dei progetti, di derivazione europea, secondo i principi del PCM, (“come si scrive un buon progetto”), dall’altro quelle che davano un quadro dei principi di politica dei servizi (l’evoluzione sul piano giuridico, “perché si utilizzano i progetti”).
Ma tali strumenti sono risultati adeguati e sufficienti? In termini ancora più chiari: possiamo pensare che chi conosce i principi giuridici e logici della programmazione e progettazione sociale sia necessariamente un buon agente nei contesti in cui si manifestano bisogni, sia capace di orientare le risorse e migliorare la vita delle persone?

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