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Politica & Società

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Caro Tullio,

questo 2017 si apre con una cattiva notizia: d'ora in avanti dovremo fare a meno della tua intelligente e appassionata compagnia. Mi permetto la confidenza del tu, ora che ci hai lasciato, perché in tutti questi anni ti ho guardato come un maestro, devo dire fin dai tempi delle lezioni universitarie, e ai veri maestri si finisce per volere bene come a dei familiari.

Avverto con te un debito grande, che è di tutti coloro che come me si occupano di "sociale": sei stato tra i pochi ad aver spostato la riflessione linguistica molto oltre il perimetro del dibattito accademico, puntando in ogni momento della tua parabola intellettuale alle questioni sociali autentiche del Paese. Nessuno più di te ha intuito e insistito sul nesso esistente tra lingua, istruzione e democrazia. Perché, come ripetevi spesso, la democrazia è "discutidora", e chi non è in grado di discutere con gli altri, padroneggiando la tecnica fondamentale della lingua, è tagliato fuori da ogni possibilità di intesa e auto promozione. Nessuno più di te ha fustigato gli usi, gli abusi e i tic linguistici delle élites italiane - e quanto spesso io stesso mi sono sentito fustigato - irridendo il malcostume delle burocrazie e delle amministrazioni pubbliche con quei loro codici linguistici arruffati, barocchi e incomprensibili, che stigmatizzavi come forma di autentica maleducazione...

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Cos'è un progetto? È un sogno con delle scadenze.

(Duccio Demetrio)

b2ap3_thumbnail_crociato.jpgDai fatti di Parigi in poi (ma era già successo dopo l'attentato alla sede di Charlie Hebdo) più di qualche intellettuale ha preso il vezzo di accostare terrorismo e crisi dei valori ad Occidente. Lo ha fatto di recente Giuliano Ferrara su Il Foglio, cui ha risposto Michele Serra nella rubrica quotidiana L’Amaca. Ma lo aveva già fatto il filosofo cattolico Fabrice Hadjadj dalle colonne de Le Figaro il 5 giugno 2015. In rete poi è tutto un sobbollire di commenti inveleniti, ben più sguaiati e trinariciuti dei propri modelli, che schiumano rabbia bipartisan per l’efferatezza del carnefice e per l’inanità della vittima.

Lo schema di pensiero lo riassumo così: l’occidente e la sua vacuità di valori e ideali, l’occidente e il suo fiacco decadentismo postilluministico ha finito per produrre, col terrorismo islamico, niente meno che il suo altro. Daesh sarebbe l’ombra del nostro way of life, molle e nichilista. Insomma: il fondamentalismo islamico e il suo tenebroso potere di seduzione degli animi, storditi come siamo dai fumi dell’alcool e delle droghe e dagli afrori del sesso più sfrenato, un po’ ce lo meritiamo. E quindi è necessario promuovere in Europa un agguerrito Kulturkampf, che opponga al cupio dissolvi islamico un integrismo “terzo” tra il disfacimento morale dei nostri tempi molli e sfibrati e la furia sterminatrice nutrita di idoli religiosi di questi imbecilli.

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In questo post vorrei consegnare alla comunità dei progettisti un insieme di questioni che sono derivate dall’incontro che APIS ha organizzato con Francesco Maietta, responsabile delle ricerche sul welfare del Censis, rispetto agli esiti del 48° rapporto sulla situazione del paese. Proverò anche a condividere alcune riflessioni, ma spero meno esaustive possibile.
Prima questione: perché un progettista sociale dovrebbe occuparsi della situazione del paese? Perché alzare lo sguardo su cosa accade in Italia e nel mondo, visto che siamo prevalentemente concentrati nell’analizzare i fabbisogni dei nostri utenti, territori o problematiche?

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Care socie e cari soci,

una nostra socia in formazione, che per ora proteggiamo con l’anonimato, ci ha messo a parte di fatti che troviamo semplicemente vergognosi, tanto più perché legati a quella pasticciata soluzione che porta il nome di “Garanzia Giovani” – e che, sia detto incidentalmente, altro non fa che compiere il destino del servizio civile, ridotto ad ammortizzatore sociale – il cui scopo istituzionale sarebbe di tutelare e offrire garanzia ai giovani più fragili e svantaggiati del Paese, i cosiddetti “Neet” su cui molto si è detto, scritto e programmato, più spesso a sproposito che a proposito.

Leggete, per favore, con diligenza e attenzione cosa è accaduto in occasione di un colloquio di “orientamento”, a cui è stata convocata la nostra socia in formazione. Questo è ciò che la rete “pubblica” saprebbe offrire a chi già è in condizione di svantaggio sociale. Non serve scomodare la cara memoria di don Milani per osservare che, per ogni giovane che sa parlare, scrivere, argomentare, ve ne sono centinaia più fragili completamente abbandonati alla mercé di questi quattro farabutti di alto e basso grado, che agiscono al riparo della funzione pubblica disonorandola ogni giorno.

E scusate il tono, che però sentiamo dovuto “…E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile” (Bertold Brecht, L'eccezione e la regola, 1930).

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