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Vita associativa

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Etica della progettazione sociale: deontologia del progettista vs. etica della progettazione

Che rapporto c’è tra etica e progettazione sociale? 

La deontologia ha a che fare con l’esercizio della professione, riguarda il progettista in quanto professionista che eroga una prestazione a fronte di un compenso. Contiene regole di condotta certamente basate su principi etici, ma circoscritte al rapporto con il committente (cfr. il nostro Codice di Condotta).

L’etica della progettazione riguarda invece il lavoro del progettista, la sua attività e l’impatto generato. La progettazione è sociale in quanto è partecipata. In caso contrario è altro: è un sistema per l’erogazione di prestazioni che può avere una sua utilità ma, se viene deciso e gestito in modo monocratico, rinuncia all’attivazione delle comunità di riferimento.

Conosciamo il direttivo: Sabrina Bagnato.

Chi sei e di che cosa ti occupi? 

Mi chiamo Sabrina Bagnato, Psicologa clinica e della Salute, da 15 anni mi occupo di progettazione formativa e consulenza aziendale in diversi contesti. Ho maturato un’esperienza solida nel settore delle Risorse Umane, Formazione e Sviluppo, lavorando con modelli psicosociali di intervento, visione sistemica e approccio costruttivista. Studio psicosociologia con un focus sull’analisi dei modelli culturali e negli ultimi anni mi sono interessata di nuovi profili e sviluppo dei ruoli, in connessione con i sistemi di valutazione e certificazione delle competenze. Ho insegnato all’Università presso la Facoltà di Psicologia ed erogo docenze di comportamento organizzativo. Ho sviluppato un focus nel campo delle Politiche Attive, curando progetti di employability e imprenditoria (anche con target di giovani migranti, donne in condizioni di vulnerabilità, disoccupati e lavoratori in mobilità) e nel settore del dialogo sociale, avendo acquisito esperienza di relazioni con le Parti Sociali e sul tema della bilateralità.

Le questioni aperte della progettazione sociale

La progettazione sociale è l’impegno di qualcuno a sostenere l’impegno di tanti altri per il bene di tutti. 

Nella storia recente questo ha significato soprattutto l’opera di mediazione tra soggetti che hanno risorse finanziarie, indirizzi strategici e potere di controllo e soggetti che hanno competenze operative e il compito di realizzare i servizi e gli interventi in favore dei destinatari. Da progettisti sociali abbiamo una posizione privilegiata per comprendere come questo processo si sta realizzando e quali siano le attuali questioni critiche, che possono determinare il futuro del sistema.

b2ap3_thumbnail_DSC_2143.jpg... È un quesito che ci viene rivolto spesso! Riteniamo perciò utile, a beneficio della comunità delle socie e dei soci e di chi desidererebbe entrare a farne parte, pubblicare una breve nota di chiarimento.

Per aderire come socia o socio APIS non è obbligatorio essere in possesso di uno specifico titolo di studio. Il titolo di studio può infatti essere sostituito da determinati requisiti esperienziali. Nello specifico:

  • per l'ammissione con qualifica di socio "ordinario", ai sensi dell'art. 3 del nostro statuto nonché con riferimento alla Norma Tecnica UNI 11746/2019, occorre possedere una laurea triennale ad indirizzo sociale (L19, L20, L24, L35, L37, L39, L40, L5) o titoli equipollenti o superiori, e avere maturato un'esperienza almeno triennale in ambito di progettazione sociale. Se non si è in possesso di un titolo di laurea triennale, magistrale o di vecchio ordinamento, è necessario avere maturato un'esperienza almeno quinquennale in ambito di progettazione sociale.
  • Nei casi in cui non si sia in possesso di questi titoli ed esperienze, è possibile comunque aderire ad APIS in qualità di socio "in formazione".
  • È comunque titolo sufficiente per l'ammissione come socio ordinario aver partecipato e conseguito l'attestato di frequenza di uno dei nostri "Corsi Base", o aver chiesto l'iscrizione all'Associazione per partecipare ad uno dei "Corsi Base".

È comunque nelle facoltà del Direttivo, e in specie del Segretario Generale, valutare il curriculum esperienziale della candidata o del candidato, riservandosi di proporre l'iscrizione in una delle due sezioni del libro soci, appunto come socio ordinario o in formazione.

b2ap3_thumbnail__1MP7755.jpgCare socie e soci,

come sapete nell’assemblea dei soci del 2 luglio 2020 ho rimesso a voi tutte e tutti il mio mandato personale come presidente, durato per ben 11 anni dalla fondazione a oggi. È un passaggio che a lungo abbiamo preparato e desiderato, riempiendolo di significato:

La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto. Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poiché essi sono una transizione. (F. Nietzsche, Così parlo Zarathustra, Prologo, 4)

Lasciatemi anzitutto indirizzare un ringraziamento particolare ai miei consiglieri del Direttivo, quelli degli ultimi due mandati: Marco, Jamil, Annaleda, Federico. E insieme a loro vorrei ricordare i soci della prima ora, e quelli della seconda e terza: i fondatori che in buon numero hanno prolungato senza riserve il loro impegno per tutti questi anni, come formatori: Salvatore, Luciano, Andrea, Paolo, Luigi Vittorio. Ciò che APIS è oggi è frutto del loro impegno generoso e visionario, che posso testimoniarvi non è mai venuto meno.

Avrei voluto rimettere il mio mandato già nel 2017, per convinzione personale, forse perfino per estetica del gesto, ché APIS è a sua volta un progetto, un ponte teso verso il futuro immaginato per non tollerare alcun tipo di personalizzazione, ma molti dei più vicini mi suggerivano che non era ancora maturo il tempo. Ecco, il tempo oggi è maturo, e non posso non condividere con voi la profonda soddisfazione di questo passaggio generativo. Un minuto ancora, e la mia presenza in carica come presidente da risorsa si sarebbe trasformata in laccio, mentre ora è il momento di liberare le energie associative che con paziente cura abbiamo seminato e lasciato crescere in tutti questi anni. Se è vero che la radice etimologica di “autorità” è “augere”, far crescere, senza imbarazzo posso dire che il mandato che come Direttivo abbiamo esercitato è stato autorevole.

Mi pare di poter testimoniare che, in tutti questi anni, APIS ha tentato di essere “il cambiamento che voleva vedere nel mondo”. E perdonate la logora citazione, ma davvero partire da noi, mettere in questione noi, assumerci delle responsabilità autentiche per provare a essere poi un fattore di trasformazione nel contesto sociale è stato il senso profondo del nostro progetto associativo, dalle origini a oggi. Lascio la presidenza con la convinzione – ed è una parte non piccola della soddisfazione con cui mi accomiato dalla carica - che questo slancio, che mette in questione noi come soggetti e con noi il mondo che ci riguarda, prosegue come l’essenza più preziosa del nostro fare e operare, saldamento ereditato dal nuovo direttivo, ancora più ampio e rappresentativo e fecondato da nuove competenze, e dal nostro Presidente Jamil Amirian a cui va tutto il mio affetto, la mia stima e la mia personale gratitudine, sia per il supporto preziosissimo che mi ha dato in tutti questi anni sia per la disponibilità che ha manifestato con la sua preziosa candidatura. 

Devo però richiamare a tutti noi che, per competenti e volenterosi che siano, né Jamil né tutto il nuovo Direttivo di cui mi onoro di continuare a far parte saranno sufficienti. Una responsabilità simile alla nostra, di essere agente di cambiamento sistemico per l’intero contesto del welfare pubblico e privato, può essere agita solo insieme, come comunità più che come individui. Questa solidarietà di comunità professionale è il primo e più prezioso dei tratti tipicizzanti il nostro agire associativo. Nulla si genera se non dalla generosità, e la generosità è contagiosa come pochi altri gesti interpersonali e gruppali.
Grazie socie e soci, ancora avanti, ancora insieme!

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