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b2ap3_thumbnail_crociato.jpgDai fatti di Parigi in poi (ma era già successo dopo l'attentato alla sede di Charlie Hebdo) più di qualche intellettuale ha preso il vezzo di accostare terrorismo e crisi dei valori ad Occidente. Lo ha fatto di recente Giuliano Ferrara su Il Foglio, cui ha risposto Michele Serra nella rubrica quotidiana L’Amaca. Ma lo aveva già fatto il filosofo cattolico Fabrice Hadjadj dalle colonne de Le Figaro il 5 giugno 2015. In rete poi è tutto un sobbollire di commenti inveleniti, ben più sguaiati e trinariciuti dei propri modelli, che schiumano rabbia bipartisan per l’efferatezza del carnefice e per l’inanità della vittima.

Lo schema di pensiero lo riassumo così: l’occidente e la sua vacuità di valori e ideali, l’occidente e il suo fiacco decadentismo postilluministico ha finito per produrre, col terrorismo islamico, niente meno che il suo altro. Daesh sarebbe l’ombra del nostro way of life, molle e nichilista. Insomma: il fondamentalismo islamico e il suo tenebroso potere di seduzione degli animi, storditi come siamo dai fumi dell’alcool e delle droghe e dagli afrori del sesso più sfrenato, un po’ ce lo meritiamo. E quindi è necessario promuovere in Europa un agguerrito Kulturkampf, che opponga al cupio dissolvi islamico un integrismo “terzo” tra il disfacimento morale dei nostri tempi molli e sfibrati e la furia sterminatrice nutrita di idoli religiosi di questi imbecilli.

C'è un'Ape che se posa su un bottone de rosa lo succhia e se ne va... Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.

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Questa poesia di Trilussa è talmente famosa (e abusata) che quasi non volevo usarla per il mio incipit, ma riassume talmente bene l'esperienza vissuta durante la partecipazione al corso che mi sembrava impossibile non farlo.

Già, come un'ape persa nel cielo del III settore, mi sono imbattuto nel VI corso per progettisti sociali organizzato da APIS è davvero l'ho scoperto essere "un bocciolo di rosa" fra i tanti variegati fiori di offerta formativa che affollano il prato, non solo per i contenuti ma (e soprattutto) per la qualità e la sensibilità dei docenti e della segreteria.

Fortuna ha voluto che ci fosse altrettanta qualità e sensibilità fra i discenti. Tanta gioia mi ha fatto pensare che dovevo darne almeno una piccola testimonianza, che è questa qua. Mi preme solo aggiungere una cosa: quello che la poesia non dice (perché a Trilussa come poeta non interessa) è che il nettare che abbiamo succhiato, ci darà la piena felicità solo se sapremo trasformarlo (nel nostro piccolo) in salubre miele. E questo allora è l'invito che faccio alle tante laboriose api che erano con me, buona progettazione.

Dario Fani
www.tiseguirofuoridallacqua.it

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Vi dovevamo un aggiornamento sullo stato del progetto di approvazione della prima Norma Tecnica sulla progettazione sociale, in collaborazione con UNI a norma della L. 4/2013.

Ricorderete che vi avevo raccontato di come il 28 maggio si sarebbe riunita la Commissione Servizi, l’articolazione UNI che coordina le richieste di normazione tecnica avanzate dopo l’adozione della L. 4/2013, per deliberare sulla proposta di costituzione formale e avvio del Gruppo di lavoro sul nostro progetto di normazione tecnica.

Ci siamo! La Commissione servizi così si è espressa:

La Commissione prende atto dell'esito delle riunioni e delle teleriunioni informative che hanno mostrato che l'interesse per preparare una norma sulle competenze del progettista sociale esiste. Le parti interessate, pur con una limitata presenza, sono tutte state contattate e hanno confermato la propria disponibilità a collaborare alla preparazione della norma. La Commissione conferma pertanto la decisione presa il 1 ottobre 2014 e chiede di formalizzare la costituzione di un gruppo di lavoro. (UNI, Commissione Servizi, Decisione 25)

il 29 luglio abbiamo fissato a Roma un nuovo incontro del gruppo, a cui partecipano tra gli altri Forum del Terzo Settore, ISFOL e Ministero Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e la formazione. Pur trattandosi di un appuntamento in serie ai precedenti, è di fatto il primo formalmente convocato, come prima riunione del gruppo di lavoro UNI, interno alla Commissione Servizi.

Prossimi passi? Partirà l'inchiesta pubblica preliminare, una procedura UNI per garantire il massimo di trasparenza al processo in cui si rende pubblico il progetto di norma, in modo che chiunque abbia pregiudiziali in merito le possa far valere.

Alè!

Antonio

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Carissime socie e carissimi soci,
due note il meno abborracciate possibile per condividere il progresso del nostro progetto associativo, di elaborazione e approvazione della prima Norma tecnica sulla Progettazione sociale. 

È un po’ che non ve ne scriviamo. Dove siamo arrivati? In termini di pianificazione, a un soffio dalla prima “milestone”: giovedì scorso abbiamo tenuto la nostra ultima riunione preliminare in UNI di prefattibilità della Norma, cui ha partecipato oltre ad UNI anche Forum Nazionale del Terzo SettoreISFOL e la Direzione Generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e la formazione del Ministero del Lavoro e Politiche sociali (sotto vi racconto meglio); abbiamo convenuto che sussistono tutte le condizioni e le evidenze di interesse pubblico per l’avvio del processo formale di normazione (vedi Verbale). Il 28 maggio il nostro progetto sarà discusso in Commissione Servizi, l’articolazione UNI che coordina le (moltissime) richieste di normazione tecnica avanzate dopo l’adozione della L. 4/2013. Salvo sorprese lì otterremo il via libera, e il Tavolo tecnico formalmente costituito avvierà le attività per pervenire nel più breve tempo possibile alla pubblicazione del primo standard italiano (ed europeo, per quel che ci consta) sulla progettazione sociale. Hurrà!

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Per un po’ di anni la necessità di acquisire strumentazioni per regolamentare le decisioni che mettono in rapporto le politiche e i servizi che le attuano, ha portato al diffondersi delle tecniche e logiche di progettazione sociale e a cercare di dotarsi, da parte degli operatori, delle competenze opportune.
Se cerchiamo di analizzare le risorse formative e le pubblicazioni su cui un progettista sociale ha potuto contare, possiamo identificare da un lato quelle che miravano a sistematizzare la logica di elaborazione dei progetti, di derivazione europea, secondo i principi del PCM, (“come si scrive un buon progetto”), dall’altro quelle che davano un quadro dei principi di politica dei servizi (l’evoluzione sul piano giuridico, “perché si utilizzano i progetti”).
Ma tali strumenti sono risultati adeguati e sufficienti? In termini ancora più chiari: possiamo pensare che chi conosce i principi giuridici e logici della programmazione e progettazione sociale sia necessariamente un buon agente nei contesti in cui si manifestano bisogni, sia capace di orientare le risorse e migliorare la vita delle persone?

21 marzo a Lecco: nasce APIS Lombardia! Riflettiamo con Riccardo Bonacina sulla Riforma del Terzo Settore

Udite udite, il 21 marzo è in rampa di lancio il gruppo regionale APIS Lombardia! Partiamo subito forte, con un evento a Lecco per tutti i soci e gli interessati, sulla Riforma del Terzo Settore: Associazione semplice oppure onlus? Associazione culturale oppure di promozione sociale? E la cooperativa sociale dove si colloca? Il 5 per mille è stabilizzato oppure no? E del Servizio Civile che ne sarà? Vale la pena coltivare visioni a lungo termine? Sono solo alcune delle domande su cui si arrovellano gli operatori del terzo settore! Fino ad oggi, chiunque si fosse trovato di fronte al desiderio di creare oppure di amministrare un ente del terzo settore si è inevitabilmente scontrato con un mondo burocraticamente complesso – e direbbe Zamagni hobbesianamente attestato sulla presunzione di malizia nei cittadini, da arginare a colpi e fasci di norme e cavilli sino a paralizzarne l’azione – che ha generato forte disorientamento.

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In questo post vorrei consegnare alla comunità dei progettisti un insieme di questioni che sono derivate dall’incontro che APIS ha organizzato con Francesco Maietta, responsabile delle ricerche sul welfare del Censis, rispetto agli esiti del 48° rapporto sulla situazione del paese. Proverò anche a condividere alcune riflessioni, ma spero meno esaustive possibile.
Prima questione: perché un progettista sociale dovrebbe occuparsi della situazione del paese? Perché alzare lo sguardo su cosa accade in Italia e nel mondo, visto che siamo prevalentemente concentrati nell’analizzare i fabbisogni dei nostri utenti, territori o problematiche?

Care e cari soci,

inizia un nuovo anno sociale, pieno di novità, progetti, iniziative. Un anno che si preannuncia ricco di sfide e traguardi da raggiungere. Un anno, forse, difficile da affrontare per molti di noi, per le incognite professionali che presenta. Un anno, dunque, che vale ancora più la pena vivere e affrontare insieme, all’insegna della condivisione, dello scambio, della crescita professionale, della formazione.

Nei prossimi giorni sarete individualmente tutti raggiunti da una mail personale, in cui vi proporremo il rinnovo della vostra adesione ad APIS per il 2015. Ci aspettiamo una risposta calda, e ampia, che porti tutta la nostra comunità di pratiche, piccola ma agguerrita, a crescere fino a raggiungere quella rappresentatività della professione del progettista sociale per cui siamo nati.

 

Inviato da il in Politica & Società

Care socie e cari soci,

una nostra socia in formazione, che per ora proteggiamo con l’anonimato, ci ha messo a parte di fatti che troviamo semplicemente vergognosi, tanto più perché legati a quella pasticciata soluzione che porta il nome di “Garanzia Giovani” – e che, sia detto incidentalmente, altro non fa che compiere il destino del servizio civile, ridotto ad ammortizzatore sociale – il cui scopo istituzionale sarebbe di tutelare e offrire garanzia ai giovani più fragili e svantaggiati del Paese, i cosiddetti “Neet” su cui molto si è detto, scritto e programmato, più spesso a sproposito che a proposito.

Leggete, per favore, con diligenza e attenzione cosa è accaduto in occasione di un colloquio di “orientamento”, a cui è stata convocata la nostra socia in formazione. Questo è ciò che la rete “pubblica” saprebbe offrire a chi già è in condizione di svantaggio sociale. Non serve scomodare la cara memoria di don Milani per osservare che, per ogni giovane che sa parlare, scrivere, argomentare, ve ne sono centinaia più fragili completamente abbandonati alla mercé di questi quattro farabutti di alto e basso grado, che agiscono al riparo della funzione pubblica disonorandola ogni giorno.

E scusate il tono, che però sentiamo dovuto “…E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile” (Bertold Brecht, L'eccezione e la regola, 1930).

Inviato da il in Attualità

«…Noi viviamo nelle città, nel lavoro, nelle famiglie. Ma il luogo in cui viviamo, in verità non è un luogo. Il luogo in cui viviamo veramente non è quello in cui passiamo le nostre giornate, bensì quello in cui speriamo, senza conoscere ciò che speriamo, quello per cui cantiamo, senza capire cos'è che ci fa cantare…» (Cristian Bobin, Francesco e l’Infinitamente Piccolo)

Care e cari soci, in questi giorni non troppo allegri per chi come noi ha dedicato la propria energia e la propria intelligenza al sociale e al welfare, l’augurio che sentiamo di farci è di tornare a sperimentare ciò che sin dall’inizio ha animato il nostro lavoro: un prepotente desiderio di mondi diversi, di mondi possibili migliori di quello che già conosciamo e frequentiamo.

Inviato da il in Attualità

Care socie e cari soci,

immagino che, come me, anche voi stiate seguendo in un’alternanza di sconcerto, disgusto, sconforto e preoccupazione i fatti di cronaca giudiziaria sugli ampi fenomeni di mafia e corruzione che hanno riguardato la gestione degli appalti pubblici a Roma, purtroppo proprio in quel comparto di servizi pubblici e welfare in cui operano le cooperative di tipo “A” e di tipo “B”. È il nostro settore, il nostro mondo, questa volta non si può proprio fare finta di nulla: lo scandalo ha toccato anche noi. Intendiamoci, prima o poi doveva capitare in un mercato come il nostro che ancora per il 90% campa di commesse pubbliche, e in fondo ciascuno di noi coltivava il sospetto del marcio che sta emergendo. Il tanfo, diciamolo, si sentiva da parecchio. Solo personalmente non mi aspettavo che il sistema di corruzione fosse così ampio, ramificato e trasversale. Soprattutto, ed è quel che più mi addolora, non mi aspettavo che un mercato da fame come quello dei trasferimenti per pubblici servizi e welfare, dove non ce n’è abbastanza per fare le cose legalmente, potesse attrarre appetiti criminali e sostenere sistemi di spartizione illecita di questa portata.

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